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Report of Fab9, the international conference of fablabs (Italian)

Dal 21 al 27 agosto si è tenuto a Yokohama, in Giappone, Fab9Japan, il nono forum internazionale dei fablab, i laboratori di personal fabrication nati dalla visione di Neil Gershenfeld, direttore del Centre for Bits and Atoms del MIT. Cercando di combinare vacanze e disseminazione di progetti di ricerca, ho partecipato a questo evento, sicuramente unico, che inaspettatamente mi ha permesso di capire meglio i principi e le attività correnti e future che ruotano intorno al concetto “fablab”.

labswallFab9

Il programma è stato molto intenso. Al mattino erano previste le Ignite Session (12 slides in 3 minuti) in cui i rappresentanti dei fablab nel mondo presentavano le attività dei loro rispettivi laboratori: workshop per bambini, incubazione di progetti hardware e di robotica, sviluppo di progetti di design e software parametrici per creare origami di oggetti tridimensionali da assemblare manualmente in due giorni (ovvero l’approccio giapponese al digital manufacturing). Ce n’era per tutti i gusti e per tutti i continenti, ma il fil rouge era sempre lo stesso: ogni fablab propone o replica attività di formazione e progetti al fine di promuovere la personal fabrication resa possibile dall’accesso a stampanti 3D e laser cutter per chiunque voglia trasformare la propria idea in qualcosa di concreto.

La sessione Ignite più interessante è stata quella relativa ai fablab in Giappone. Strano ma vero, il Giappone ha un basso tasso di imprenditorialità e innovazione. I giovani fablabbers giapponesi che ho incontrato mi hanno raccontato di un sistema estremamente conservatore e gerarchico. In questo quadro i fablab sembrano rappresentare una formula vincente per sbloccare un po’ le cose. Sette nuovi fablab sono stati avviati in diverse aree del Giappone: il F.Labo a Ogaki è ospitato in un incubatore di impresa e innovazione; il Fablab Kamakura ha la sede in un antico edificio di una magnifica località di mare e propone la combinazione di tecniche di artigianato giapponesi con le tecnologie di digital fabrication. Il FabLab Kitakagaya, a Osaka, vive grazie alla cooperazione con piccole imprese in uno spazio di co-working. E infine ci sono il FabLab Shybuya e il Fabcafè, cellule del fabbing trendy di Tokyo.

Durante il Fab9, sono stati inaugurati altri due fablab: FabLab Sendai e FabLab Kannai a Yokohama. Io ho visitato tre di questi lab e ho potuto constatare come i giapponesi siano capaci di accelerare i processi di sviluppo e crescere in poco tempo come nessun altro popolo al mondo.

SuperfabLab

I pomeriggi del forum erano dedicati alle presentazioni di ricercatori e aziende che operano nell’ambito della digital fabrication. Per gli appassionati di 3D printing, il momento più interessante di queste sessioni è stato il confronto tra Jun Ito, direttore di Roland DG Japan, e Max Lobovsky, uno dei fondatori di Formlabs, azienda che produce stampanti stereolitografiche a basso costo. Alla domanda «cosa ne pensa del progetto di FormLabs, considerando che sviluppano una tecnologia che può essere competitiva rispetto a quella fornita dai prodotti Roland?», il signor Ito risponde timidamente con un «Molto interessante!», evitando un reale confronto con i giovani competitor che esemplificano il modello di innovazione americano: giovani con un’idea brillante, tanto design e milioni di dollari forniti da venture capital.

La serata continuava con un programma di workshop pratici e teorici organizzati all’interno del fantascientifico Super FabLab: 2 piani del Kitanaka Brick attrezzati con tutta la tecnologia, i materiali e gli strumenti per realizzare praticamente “quasi tutto”, dalle macchine per il 3D scannino ad

una Shopbot modello “large”. L’abbondanza in Giappone è seconda solo al senso di ospitalità.

Tra una pausa e l’altra dal parco giochi Super FabLab, ho partecipato alle sessioni di discussione e presentazione delle attività di FabFoundation, la fondazione nata nel 2009 a supporto dello sviluppo del network dei fablab nel mondo. Si occupa di facilitare l’apertura di nuovi laboratori, di monitorare le attività e avviare nuovi progetti in ambito formativo. La “mamma” e persona chiave di FabFoundation e dei fablab, Sherry Lassiter, ha spiegato che tra gli obiettivi prioritari della fondazione c’è lo sviluppo di progetti legati alla formazione: FabEd è il progetto che punta a stimolare e valutare l’introduzione dei fablab all’interno della formazione nelle scuole primarie e secondarie (negli Stati Uniti), e Fab Academy è, invece, il corso di formazione distribuita che permette a persone in luoghi diversi di imparare tecniche e tecnologie di digital fabrication e programmazione partecipando a sessioni on line via streaming, curate da Neil Gershenfeld in persona.

La Fab Academy è il format di punta della FabFoundation e si sta sviluppando sempre di più considerando che i diplomati quest’anno sono stati circa trenta. Di questo format ciò che mi sembra efficace è la possibilità di seguire un corso a distanza con i benefici della formazione in sede e il costo: per 20 settimane di corso la tassa è di 5.000 euro (poco per gli standard delle università americane). Frequentare e completare Fab Academy non permette di ricevere nessun certificato riconosciuto ufficialmente, ma in fin dei conti a cosa serve un pezzo di carta quando si può entrare nella rosa di quelli che hanno scelto una formazione sperimentale curata direttamente dal professor Gershenfeld?

groupfoto

Seguendo le presentazioni su FabFoundation, FabEd e Fab Academy, ho realizzato che tutte questi progetti sono la manifestazione evidente che gli Stati Uniti riconoscono nei fablab un network per avviare una fase di cambiamento del paese, agendo sulla formazione e sulla manifattura digitale. Il modello attuale della fondazione, così come confermato anche da Gershenfeld e Lassiter, è basato su un lavoro di lobby mirato a influenzare i governi e le aziende a investire molto denaro nella creazione di laboratori distribuiti, piuttosto che di grandi laboratori con attrezzature milionarie. Uno dei primi risultati è che da quest’anno la FabFoundation riceverà il supporto della Chevron, azienda petrolifera americana.

Dopo questo annuncio, mi sono chiesta se questo modello di business per i fablab basato su trasferimento top down di investimenti abbia senso: allo stato attuale sembra essere l’unica soluzione per avviare dei fablab, ma a lungo termine cosa succederà?

Neil Gershenfeld non ha una risposta per noi. Durante la presentazione finale al KAAT, centro delle arti di Yokohama, afferma onestamente che non ha nessuna visione per il futuro dei fablab e che ogni fablab è libero di evolversi come vuole. L’unico collante deve essere la visione di personal fabrication e la volontà di comunicare, mantenere degli standard sulle modalità di uso delle macchine e della trasmissione e documentazione della conoscenza.

Questo punto di vista sui fablab ha creato in me un po’ di confusione: da un lato, c’è la visione di trasformare ogni lab in un’infrastruttura per la produzione digitalizzata e distribuita. Come la rete ferroviaria per i trasporti e la comunicazione, i fablab saranno la rete che impatterà sul modo in cui ogni individuo avrà accesso a beni e servizi.

Dall’altro lato, c’è una totale mancanza di soluzioni concrete per avviare questo processo: i fablab del mondo hanno difficoltà a comunicare per carenza di piattaforme centralizzate e servizi condivisi e non ci sono ancora molti progetti di collaborazione perché al momento prevale il local sul global.

Insomma, i fablab nel mondo non sono ancora un network organizzato e fuori da questo network il mondo dell’impresa e dell’innovazione sta andando molto veloce, più veloce di una visione. Ogni giorno nascono piattaforme dedicate al design e alla manifattura digitale, start up che offrono servizi di distribuzione innovativi, software commerciali che offrono interfacce semplificate per la modellazione 3D e nuove iniziative che creano marchi/concetti nuovi per aggregare persone e progetti intorno alla digital fabrication e alla maker culture.

Il Fab9 è stato un evento illuminante che mi ha fatto capire un po’ il mondo dei fablab dal punto di vista degli Stati Uniti. Ma qual è il punto di vista dell’Europa? E dell’Italia?

Per capirlo forse dovrei aspettare la prossima conferenza dei fablab che si terrà a Barcelona dal 2 all’8 luglio 2014. Il sito è già on line.

Serena Cangiano
Pubblicato su Che Futuro! Lunario dell’innovazione